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Easter is around the corner and, gastronomically speaking, this only means one one thing to me: pastiera! I’m not arguing the tastiness of chocolate eggs and “colomba”, but, when in Naples, pastiera is an absolute must.

Some of my dearest childhood memories have to do with Easter holidays, when for a few days I stopped going to school and I locked myself in my grandma’s kitchen with all the women of my family just to watch them working, producing and taking out of the oven the hugest amount of pastiere, so huge that it would be enough to feed the whole neighborhood…  I remember like it was yesterday the smell of orange blossoms spreading in the whole house but, mostly, I especially remember the spoonfuls my nonna used to pull on my fingers when I tried to steal a taste of mixture during the preparation!

I wish you could smell it too!

Some history:

It is said that the “classic” pastiera recipe was born in a convent, like most of the other traditional recipes. In this case it was San Gregorio Armeno convent, in the heart of Naples, where a nun (whose identity is unknown) wanted to assemble a cake combining ingredients with a strong Christian symbolism such as eggs, cottage cheese and wheat with some distinctive Mediterranean flavors such that of orange blossom and candied fruit.

Just like it happened in my nonna’s kitchen, the nuns were preparing dozens of pastiere to give them around to the aristocrats of the city, while everything that remained for the poorest people was nothing but the heady fragrance of orange blossoms which was to them almost a testimony the Lord’s presence. It is said that even the super austere Queen Maria Theresa of Austria, also known as “the queen who never smiled”, let out a smile after tasting for the first time a slice of pastiera. And it’s not hard to believe it, I gotta say! It’s almost impossible to remain indifferent to such a great goodness!

The Neapolitan pastiera is undoubtedly one of the most representative dishes of the Neapolitan cuisine, but it is also quite common in the province of Reggio Calabria. In short, a recipe we definitely know at O’truck house!

Every family has its own recipe, some people use to add cinnamon, someone else likes to a little bit of custard to the mixture and there is also someone who uses rice instead of cooked grain (especially in the hinterland) and that’s why is basically mandatory to taste each of the slices that are offered to you, you never know which one might be tastier!

Today we wanna share with you a recipe straight out of Sara’s grandma books, with a slightly different process than the classic one. Preparation times are a bit longer, but I can tell you that it is totally worth it!

Ingredients:

For the shortcrust pastry:
250g flour
3 eggs
100g butter, room temperature
100g sugar
1 pinch of salt

For the filling:
1/2kg cooked wheat
1/2kg sugar
1/2kg ricotta cheese
a glass of milk
10 eggs
200g candied fruit
1 phial of orange blossom essence
1 pinch of salt

Procedure:

Start with the pastry: mix the butter, diced, with sugar and eggs and work it with your hands. Add then the flour and salt and quickly mix together,  preventing the butter to heat up and compromise your success. Once the dough is compact cover it with cling foil and let it sit in the fridge for at least one hour.

You can now go on with the filling, and here’s where my family makes it differently: start by letting the grain sit in the milk for a while to make it softer. Sift the ricotta cheese and half of the wheat and combine with the other part of the wheat, beat the egg whites in a bowl and in yet another bowl mix the egg yolks and the sugar, eventually add candied fruit and orange blossom essence and mix together.

The traditional recipe would be a little faster: usually you would melt the sugar in the ricotta cheese by mixing them together and letting them sit in the fridge overnight, add to this mixture the whole eggs, the grain, candied fruit and the essence. Not everyone cares about sifting the wheat, but that’s one of the tricks to make the filling softer and tastier! 😉

Bake for approximately 90 at low heat, about 140-160°. The golden rule of baking applies: trust you toothpick!

The original procedure is a bit faster: you would melt the sugar into the ricotta the cheese by mixing them together and letting them sit in the fridge overnight, then add whole eggs and wheat. Wheat is usually not sifted.

Try our recipe, show us the results and try not to be overwhelmed by the amazing smell of orange blossom!

Buona Pasqua! 


Stiamo ufficialmente entrando nella settimana di Pasqua e, gastronomicamente, questo vuol dire una sola cosa per me: pastiera!Niente da dire sulla bontà di uova di cioccolato e colombe, ma a Napoli la pastiera è assolutamente un’istituzione.

Alcuni dei miei ricordi di infanzia più belli sono legati proprio alle vacanze pasquali, quando per qualche giorno smettevo di andare a scuola e mi chiudevo in cucina con tutte le donne della mia famiglia ad osservare il loro lavoro mentre producevano e sfornavano una tale quantità di pastiere che sarebbe bastata a sfamare tutto il vicinato… ricordo l’odore di fiori di arancio spargersi in una tutta la casa è soprattutto ricordo le cucchiaiate che mi tirava sulle dita mia nonna quando cercavo di rubare un po’ di impasto durante la preparazione!

Un po’ di storia:

Si narra che la ricetta “classica” della pastiera abbia avuto origine in un convento, come la maggior parte delle altre ricette della tradizione. In questo caso si tratta del convento di San Gregorio Armeno, nel pieno centro di Napoli, dove una suora dell’identità a noi ignota volle assemblare un dolce in grado di unire ingredienti dalla forte simbolicità cristiana come uova, ricotta e grano a sapori distintivi del mediterraneo come quello dei fiori di arancio, tra l’altro presenti nel giardino del convento.

Un po’ come succedeva nella cucina di mia nonna, le suore preparavano decine e decine di pastiere per poi distribuirle alle famiglie aristocratiche della città, mentre ai più poveri non rimaneva altro che il profumo inebriante dell’aroma di millefiori, per loro quasi una testimonianza della presenza del Signore. Si dice che persino l’austera regina Maria Teresa D’Austria, anche conosciuta come “la regina che non rideva mai”, si fosse lasciata sfuggire un sorriso dopo aver assaggiato per la prima volta una fetta di pastiera. E ci credo, aggiungerei! E’ pressochè impossibile restare indifferenti a cotanta bontà!

La pastiera napoletana è senza dubbio uno dei piatti più rappresentativi della cucina partenopea, ma è anche piuttosto diffusa nella provincia di Reggio Calabria. Insomma, una ricetta assolutamente propria di casa O’truck!

Ogni famiglia ha la sua versione, c’è chi aggiunge la cannella, chi ci mette un po’ di crema pasticcera e c’è persino chi usa il riso al posto del grano cotto (soprattutto nell’entroterra campano) e proprio per questo è praticamente obbligatorio assaggiare ogni fetta che ti viene offerta, ognuna potrebbe essere più buona della precedente!

Oggi vi proponiamo la ricetta della nonna di Sara, leggermente diversa nel procedimento rispetto a quella classica. I tempi di preparazione sono un po’ più lunghi, ma vi assicuriamo che ne varrà la pena!

Ingredienti:

Per la pasta frolla:
250g farina
3 uova
100g burro a temperatura ambiente
1 pizzico di sale
100g zucchero

Per il ripieno:
1/2kg grano cotto
1/2kg zucchero
1/2kg ricotta di pecora
Un bicchiere di latte
10 uova
200g cedro candito
1 fiala fiori d’arancio
1 pizzico di sale

Procedimento:

Iniziare con la preparazione della frolla, unendo il burro tagliato a dadini con lo zucchero e le uova ed amalgamare con le mani. Unire poi il tutto alla farina col pizzico di sale e lavorare a mano velocemente, impedendo al burro di scaldarsi e compromettere la riuscita della frolla. Non appena l’impasto sarà compatto ricoprirlo con pellicola e lasciarlo riposare in frigo per almeno un’ora.

Ora si può procedere con la preparazione del ripieno. Iniziate ammorbidendo il grano nel latte tiepido per qualche minuto. Passare ricotta e metà del grano ed unirli anche al restante grano non passato. Montare a parte gli albumi e ancora a parte lo zucchero e i tuorli ed infine unire i canditi e i fiori d’arancio e mischiare il tutto. Infornare a 140-160° per un’oretta e mezza. Anche per questa ricetta si applica la regola base della pasticceria: fidatevi del vostro stuzzicadenti, quando sarà asciutto la pastiera sarà pronta. Il procedimento originale è invece leggermente più veloce: si scioglie lo zucchero nella ricotta, generalmente mischiandoli insieme la sera prima, aggiungendo poi le uova intere ed il grano. Il grano non sempre viene passato.

Provate la ricetta e fateci vedere i vostri risultati, ma soprattutto lasciatevi inebriare dal fantastico profumo di fiori di arancio che vi invaderà casa!

Buona Pasqua!

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